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Chi litiga con chi? Il litigio tra bambini ed il ruolo degli adulti – Studio Adelaide

Chi litiga con chi? Il litigio tra bambini ed il ruolo degli adulti

Chi litiga con chi? Il litigio tra bambini ed il ruolo degli adulti

Se si frequentano bambini e parchi giochi o feste di compleanno e momenti aggregativi, può succedere di assistere a bimbi che si azzuffino fra loro; come ben saprete nell’azzuffarsi ci sono diverse modalità: il bambino più grande che fa il prepotente con quello più piccolo, il gruppo dei grandi che si coalizza contro i piccoli, le femmine contro i maschi, i maschi contro le femmine, pari contro pari e via nell’infinito sfumato delle possibilità umane.

Da spettatore esterno ma allo stesso tempo anche interno, in quanto papà di un bambino che può essere coinvolto mi chiedo dove stia il limite, quando cioè sia più o meno opportuno entrare nella schermaglia?

Con quali intenzioni? Ammorbidire la questione e stemperare gli animi? Punire il colpevole individuato a nostro insindacabile giudizio? Difendere ad oltranza il nostro bambino? Spronarlo affinché si “faccia rispettare”? E ancora, quanto il litigio rappresenta un fatto grave? Quando è opportuno aprire la questione a menti che dovrebbero essere più capaci dei nostri figli di gestire il conflitto? E ancora, l’altro è capace di difendersi?

Le domande sono tante, e questo elenco non ha neanche la pretesa di essere esaustivo; può però aiutarci nel comprendere le sfaccettature di una questione attuale, quotidiana e che forse, in qualche modo, contribuisce alla crescita dei bambini.

Fatto salvo il temperamento con cui ognuno di noi viene al mondo, esiste poi il carattere ed esistono le esperienze che facciamo, in una età (quella evolutiva appunto), nella quale si pongono le basi per gli anni che verranno. Basi strettamente dipendenti dalle figure adulte e genitoriali.

Per questo motivo è fondamentale che l’adulto trasformi l’inevitabile litigio del proprio figlio in una occasione per lui di crescita. Lungi dal volere dare consigli o dall’enunciare regolette o formule magiche (di cui personalmente non credo l’esistenza), penso che ci siano alcuni punti cardine su cui la mamma connessa (connessa con il suo bambino) possa sostare:

  • Dialogo: parlare con il bambino (che sia nostro figlio o figlio di qualcun altro), chiedere cosa stia succedendo, perché ad un certo punto è scoppiato il litigio; non fare riferimento ad una spiegazione che in qualche modo abbiamo già in testa, perché stufi, magari stanchi dal lavoro, perché è l’ennesimo litigio o capriccio;
  • Spiegare ed argomentare: i bambini sono intelligenti, curiosi e hanno una alta capacità di resilienza. Spiegare loro cosa sta succedendo, il perché di certe reazioni o di certe decisioni può aiutarli nel favorire un processo di elaborazione di quel che è accaduto, passaggio fondamentale per favorire il pensiero del bambino;
  • Porre un limite lasciando uno spazio di autonomia: certo, quando è troppo è troppo e l’adulto deve porre un confine; spesso è il bambino stesso che in qualche modo lo chiede perché sente di averne bisogno. Il limite, ancora una volta, deve essere evolutivo e non trasformarsi in un freno, cioè deve concedere uno spazio di autonomia al bambino all’interno del quale possa provare a capire e a decidere, trovando una soluzione, non deve essere un limite invalicabile di cui non si capisce il senso (se non l’accettazione della conseguente punizione);
  • Insegnare a chiedere scusa (che non vuol dire abbassare la testa e far crescere un bambino debole e sottomesso): favorire un processo che avvicini, in una logica di non contrapposizione. Facilitare l’empatia, se capisco come stai posso chiederti scusa.

Ognuno di noi ovviamente avrà i propri tempi e la propria soglia prima di intervenire nel litigio, tempi e soglia che dipendono immancabilmente dalla propria storia personale. Se gli adulti sono persone che hanno una relazione intima con il bambino, sarà talvolta difficile distinguere proprio perché spesso ci si identifica con i (propri) bambini. Come sempre, fra l’intervenire subito ed il suo opposto credo ci siano pensieri e modalità intermedie che possano offrirci una traiettoria da seguire.

Spesso si sente dire come un mantra “lasciali…se la cavano fra loro” e mi chiedo se sia il frutto di un pensiero finalizzato a far apprendere le dure regole del gioco della vita o un modo poco educativo di togliersi di impaccio, delegando ai bambini ciò che non è loro delegabile.